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Le origini del borgo di Grazie

grazie aerea x webLa contrada delle Grazie, tra la fine del Settecento e i primi anni dell’Ottocento, conta quasi duecento persone, raggruppate in 43 famiglie che abitano una ventina di case. E’ ovvio che il polo d’attrazione abitativa è il Santuario attorno al cui piazzale sorgono le abitazioni, molte delle quali sono botteghe e soprattutto locande e osterie, di proprietà del marchese Capilupi o dei Padri francescani del Santuario o della famiglia Siliprandi. Tra le botteghe, numerose le macellerie e, non a caso, ai primi dell’Ottocento apre la sede del Foro Boario, cioè il luogo di contrattazione dei capi bovini e altri animali.
E’ evidente che le attività economiche di Grazie vivono del retaggio dell’antica fiera, istituita nel 1425 da Gianfrancesco Gonzaga, quinto Capitano di Mantova e, dal 1433, primo Marchese, che semplicemente prese atto e ratificò l’uso invalso di aprire attività commerciali allo scopo di soddisfare le necessità primarie dei molti pellegrini in visita al Santuario, sorto per volere di Francesco Gonzaga nel 1399.

La fiera, per cause di forza maggiore, quali peste e guerre, interruppe il proprio svolgimento per molti anni sino a riprendere in seguito (un decreto di riapertura è del 1521 per ordine di Federico II Gonzaga); il porticato di ponente (“porticaglia” nei documenti) è stato innalzato per volere di fra’ Paolo Della Volta nel 1591 là dove prima c’era o una siepe o un fosso a segnare il confine tra la proprietà del convento e quella demaniale; è questo il periodo di mplanimetria antica grazieaggior splendore del convento che ospita una scuola di teologia ed è ricco di una fornitissima biblioteca.

I portici al centro del piazzale, detti “squadroni” sono stati autorizzati dal duca Carlo II Gonzaga nel 1652 per garantire merci e persone dalle intemperie. Oggi la fiera delle Grazie ha assunto la forma di una vivace commistione di sacro e profano: messe solenni, incontro nazionale dei Madonnari che il giorno dell’Assunta ricoprono il selciato della piazza con le loro opere, punti di ristoro eno-gastronomico, bancarelle, eventi culturali e ludici; insomma, una occasione di incontro gioviale e spirituale per tutti.

Della contrada ottocentesca si ricorda il ruolo politico e sociale che ebbe la famiglia Siliprandi, che, dopo la soppressione dell’Ordine dei Padri francescani e la chiusura del Convento nel 1810, divennero praticamente i principali possidenti delle Grazie, avendo rilevato tutti i beni dei religiosi, temporaneamente assegnati ad Anselmo Quagliardi.
In occasione della battaglia di Curtatone e Montanara si distinse Carlo Siliprandi, che ebbe il compito di provvedere all’approvvigionamento dei Volontari tosco-napoletani e dei Piemontesi.

Il 28 aprile 1848 fu infatti autorizzato dalla Deputazione comunale di Curtatone alle “occorrenti requisizioni per la sussistenza e servizio delle truppe” che di lì a poco si sarebbero trovate in località delle Grazie, ma sua sponte il Siliprandi, già dal 19 aprile, aveva provveduto a distribuire biada per i cavalli della truppa piemontese e tre passi di legna. La figlia di Carlo, Eleonora Siliprandi, andrà sposa ad Angelo Sarto, collettore postale ed economo del Santuario, ed erediterà dal padre una rinomata salsamenteria in Grazie, sita nei locali di quello che ancora oggi è denominato Palazzo Sarto; Angelo Sarto ebbe l’onore di un fratello, Giuseppe, divenuto Papa con il nome di Pio X, che come vescovo di Mantova dal 1884 al 1893, richiamò i Francescani a far rivivere il Santuario e nel 1907, salito al soglio pontificio, lo elesse a “basilica minore”. Papa Pio X fu proclamato santo nel 1954 durante il pontificato di Pio XII.
Altro grande personaggio della famiglia Siliprandi è il cugino di Carlo, Francesco, un uomo la cui biografia è paradigmatica della storia mantovana e italiana dell’Ottocento, avendo egli partecipato in prima persona a tutti gli eventi che portarono all’Unità d’Italia ed essendo stato in seguito uno tra i principali promotori del movimento di protesta dei contadini detto La Boje.

Testo gentilmente concesso da Silvana Luppi

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